"I poeti sono alleati preziosi, e la loro testimonianza deve esser presa in attenta considerazione, giacché essi sanno in genere una quantità di cose fra cielo e terra che il nostro sapere accademico neppure sospetta. Particolarmente nelle scienze dello spirito essi hanno di gran lunga sorpassato noi comuni mortali, giacché attingono a fonti che non sono ancora state aperte alla scienza".

Sigmund Freud, Gradiva. Il delirio e i sogni nella Gradiva di Wilhelm Jensen, 1906, traduzione di Cesare L. Musatti, Bollati Boringhieri, ristampa 1997

Benvenuti

"La vita può essere capita solo all’indietro, ma va vissuta in avanti”. Sören Kierkegaard

 

“L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante”. Cesare Pavese

 

Il dolore non può essere assente dalla personalità. Un'analisi deve essere dolorosa, non perché vi sia per forza qualche valore nel dolore, ma perché non si può ritenere che un'analisi nella quale il dolore non venga osservato e discusso, affronti una delle ragioni centrali per le quali il paziente è lì”. Wilfred Bion

L'Associazione Psicoanalitica Gradiva è un luogo d'incontro e di scambio per chi si interessa alla psicoanalisi del bambino, dell'adolescente e dell'adulto. Offriamo spazi di discussione, seminari, convegni e letture guidate per approfondire la comprensione della mente umana. 

La nostra associazione

L'Associazione Psicoanalitica Gradiva ha sede a Roma e si distingue per la sua attenzione alla qualità e alla profondità degli argomenti trattati. Un riferimento per professionisti e appassionati di psicoanalisi.

 

“L’inconscio è un particolare regno della psiche con impulsi di desiderio propri, con una propria forma espressiva e con propri caratteristici meccanismi psichici che non vigono altrove”.
Sigmund Freud, Introduzione alla psicoanalisi, 1915

 

“Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti ed impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare e il vasto infinito". Antoine de Saint Exupery

 

“Il proposito di ogni psicoanalista ed ogni uomo è sconfiggere la miseria delle malattia per poter accettare la comune infelicità dell’essere umano”. Sigmund Freud

 

“Tristo è quel discepolo che non avanza il maestro.” Leonardo da Vinci

Le nostre attività

Proponiamo diverse attività per promuovere la psicoanalisi e favorire lo scambio tra i partecipanti. Dalla discussione di casi clinici, all'organizzazione di eventi formativi, offriamo un'ampia gamma di opportunità per approfondire la conoscenza della materia.

 

“Non c’è niente da fare: ogni maestro ha solo un allievo – e questo gli diventa infedele – perché è destinato anche lui a essere maestro”. Friedrich Nietzsche

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In questo spazio condividiamo ispirazioni, consigli e storie che ti aiutano a sfruttare al meglio i nostri servizi. Che tu stia cercando consigli utili, informazioni di base o un dietro le quinte: qui troverai tutto. Pubblichiamo regolarmente nuovi articoli, quindi tieni d'occhio il blog per aggiornamenti e approfondimenti.

Pensieri dalla lettura “La casa della moschea” di Kader Abdolah

Una lettura che ci porta in un modo di vivere distante, in ambienti sconosciuti, in cui troviamo spazi potentemente noti, perchè tutti apparteniamo al genere umano. Nel cuore della Persia, un uomo, ci porta dentro la sua casa, dove prendono forma emozioni, storie, paure, esperienze. Ascolteremo la voce di chi sopporta l’oppressione, di chi sceglie di ribellarsi, di chi osserva ciò che avviene. Il tempo scorre in questo romanzo e ci mostra le molte sfaccettature dell’esistenza umana. Cosa può fare l’essere umano di fronte al procedere della vita? il desiderio ci spinge spesso verso nuovi territori, nonostante i numerosi pericoli che possiamo incontrare, come avviene durante l’adolescenza e nel corso dei cambiamenti che costellano la nostra esperienza. Spinte aggressive, vitali, intensamente trasformative. Ma tutto questo ci porta ad osservare, con dolorosa inquietudine, chi resta fermo, oppure chi si sposta con velocità diverse dalla nostra. Impariamo, con il tempo, che l’altro non ci segue nei nostri percorsi, che resta qualcosa di inafferrabile nella natura umana, che ci porta a continuare nel nostro incedere, tollerando un’inevitabile solitudine. Aga Jan, il protagonista di questo romanzo, osserva la vita intorno a lui, la pensa dentro se stesso, crea significati, intreccia fili, come un tessitore esperto che legge in quelle trame il senso della propria esistenza. Cosa ci porta a fare delle scelte? cosa ci impedisce di scegliere? una lettura piena, intensa, vera, che ci conduce nei meandri dell’esperienza umana, seguendone le tessiture senza rinunciare ai tanti sentieri che possono dipanarsi di fronte a noi. E allora, possiamo sentirci intimamente legati a chi non è in grado di esprimere alcunchè, a chi strilla a gran voce il proprio dissenso, a chi, dimenticando che l’altro è anche lui stesso, programma l’uccisione di esseri umani, a chi osserva impotente l’ambigua natura dell’uomo. Quale posizione prendere? questo libro ci permette di avvicinare le molteplici angolature che sono dentro di noi, riconoscendo con coraggio che il saggio non è colui che osserva dall’alto ciò che avviene, ma colui che è realmente in grado di mettere mano a tutto questo, senza sottrarsi al dolore individuale, alla violenta lotta delle passioni, all’ambivalente apparenza del mondo che lo circonda. L’autore, con una profondità rara, ci permette di non dimenticare l’intima natura dell’uomo, che non può mai ergersi a giudice di un altro, ma può solo sostare nell’incontro vero, fino a quando avrà coraggio di avvicinare aree profonde, difficili, ambigue. Permettiamoci di guardare con umana compassione a tutti i protagonisti di questa storia, ricordando con coraggio che qualsiasi esperienza chiede di essere vissuta con la dolorosa realtà di sentirci umani tra gli umani, quindi fragili, complessi, esistenti. Un libro che ci riconcilia con la nostra essenza più profonda.

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Pensieri dalla lettura del libro “La bestia nel cuore”, di Cristina Comencini

Un libro denso, oscuro, dolorosamente reale. Sabina e Daniele, fratelli uniti da un passato difficile, che riemerge nelle sue ombre inquietanti e tocca corde profonde. Una musica dissonante, stonata, che appare quasi inavvicinabile. Orchestre di corpi che non si incontrano, che non possono entrare in sintonia. Vivere il dolore delle perdite, delle mancanze, delle ferite. Possiamo salvarci da tutta questa terribile ondata di angoscia? quanta realtà possiamo guardare e sopportare? possiamo nasconderci dalla nostra stessa distruttività? La verità spaventa, fa paura, perché non può essere ammorbidita, non si può rendere più tollerabile. Entrare in contatto con qualcosa che non si può riparare non è sempre possibile. E’ arduo guardare ciò che non ha soluzioni, che rimane indurito, inavvicinabile, rotto. A volte ci troviamo a sostare in territori ambigui, scivolosi, scomodi, perché è troppo dolorosa la realtà che chiede di essere affrontata. La madre di Sabina e Daniele conosce molto più di ciò che è disposta a dichiarare. Osserva, silenziosa, ciò che accade, senza parlare, senza permettersi di pensare. E così la verità si offusca, si travisa, si cela dietro al mantello dell’impostura, della vergogna, della colpa, dell’impenetrabilità. I protagonisti proseguono le loro vite, ma l’ombra oscura li segue e li incastra, minacciosa. Per lasciarla andare, sarà necessario attraversare i territori della rabbia, della paura, del dolore, dello sgomento. Nulla sarà risparmiato. Sia a chi sceglie di non trovare alcuna strada, chiudendo ogni contatto con se stesso e con gli altri, nell’inquietante ripetizione di qualcosa di impensabile. Sia a chi sceglie di sentire tutto ciò arriva, la potenza della mancanza, la falsità del legame, l’ambiguità dell’incontro con l’altro, la rabbia dell’intrusione, la colpa per essersi sottratti. Il libro ci parla di tante posizioni che noi stessi possiamo assumere. Silenziosamente complici, rumorosamente protestatari, tristemente muti. E in tutte queste posizioni, siamo continuamente in contatto con l’arrivo di una ventata di dolore che potrebbe distruggerci, annullarci, farci sparire. L’essere umano non può negare a se stesso la complessità di tutti questi sentimenti, qualunque posizione scelga di assumere. La colpa, il dispiacere, l’odio, la rabbia, il desiderio di riparare. Quando sentiamo che non è possibile avvicinare tutto questo, chiudendoci in una posizione che ci rende superiori o distanti dalla nostra e altrui distruttività, stiamo tagliando via qualcosa di noi stessi, una parte necessaria che, con fatica, continuiamo ogni giorno a contattare, bonificare, non dimenticare. Lo psicoanalista che desidera essere tale, non può smettere di pensare alla complessità che alberga nella sua mente.

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Pensieri dalla lettura di un grande classico “Il barone rampante” di Italo Calvino

Questo libro non può mai lasciarci indifferenti. Sia che lo leggiamo da giovani, sia che lo rileggiamo, nel corso del tempo. Cosimo alberga in ognuno di noi, in un angolo buio, pronto a balzare fuori, appena lo scorrere della vita ne offre l’occasione. Allora, di fronte alle fatiche, alle difficoltà, alle incomprensioni, alla violenza della nostra rabbia e dell’altrui violenza, siamo pronti a trincerarci sugli alberi, offesi e maestosi, per non scenderne mai più. Ma la profonda e saggia morale di Calvino ci insegna come la durezza e la rigidità possano essere esasperate a tal punto da impedirci di dialogare con queste parti di noi, chiudendoci in un’esistenza da cui tagliamo via qualcosa di fondamentale. Cosimo non metterà mai più i piedi sulla terra, condurrà la sua esistenza sugli alberi e non si permetterà di raggiungere il suolo neanche al momento della morte. Lo troviamo appeso al tenue filo di una mongolfiera, mentre sparisce ai nostri occhi increduli di lettori. Cosa vuole dire mettere i piedi per terra? quali aspetti di noi dobbiamo avvicinare per permetterci un’esistenza pienamente vissuta? La storia di Cosimo ci riguarda tutti. E’ facile salire sui rami del nostro narcisismo, guardando dall’alto il mondo, trovandoci in una posizione apparentemente privilegiata, che invece nasconde un’ottusa e sciocca chiusura. Cosa ci impediamo di vedere? l’odio, ad esempio, verso chi non è come vorremmo, verso parti di noi che non ci piacciono. L’invidia, verso chi ha qualcosa che noi non abbiamo o che abbiamo definitivamente perduto. Ma anche vivendo sugli alberi, il nostro protagonista affronta le durezze della vita, le mancanze, i propri limiti. E’ solo un’illusione pensare di non fare i conti con la complessità che si muove dentro e fuori di noi. La vita, intorno a Cosimo, continua a scorrere. Il tempo non si ferma con lui. Eventi di vita, di morte, legami, rotture. La vitalità di chi decide di rimanere ancorato al terreno non può essere spenta. Questo romanzo, dolorosamente, ci ricorda che, quando si rompe un collegamento tra la realtà e il mondo interno, tra noi e gli altri, potrebbe non ricomporsi. Ed è difficile accettarlo e viverlo con pienezza. Leggendo il romanzo attendiamo con ansia che Cosimo possa finalmente scendere, ritrovare se stesso e il mondo. Ma non avviene. E il lettore deve prendere atto che c’è una rottura insanabile. La vita prosegue, su livelli diversi. Cosimo potrà dire a se stesso di aver vissuto una vita piena? ha vissuto ciò che poteva, trovando conforto nel proprio luogo idealmente protetto, ma chiuso nell’incomunicabilità con se stesso e con l’altro. Chi resta con i piedi sulla terra, nella realtà, tollera l’ambivalenza della natura umana, diventa in grado di avvicinare ciò che resta non riparabile. Chi sceglie di salire con Cosimo, i Baroni Rampanti, restano intrappolati in nobili dimore, altezzosi, ma ciechi alla complessità dell’umano. Caro Barone, se qualcuno avesse potuto incontrarti davvero, nel tuo triste isolamento, avrebbe forse potuto sentire il tuo dolore nell’essere stato incapace di vedere l’altro. Non è avvenuto. Possiamo provare dispiacere per te, che non hai potuto utilizzare ciò che avevi accanto e dentro per entrare nell’avventura della vita. Chi tenta di restare ancorato alla terra, sa quanto è difficile, ma sa anche quanto può gioire nel lasciare il posto a qualcuno che verrà dopo di lui. Tu, caro Barone, a chi hai lasciato il tuo posto?

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Pensieri dalla lettura “Non dico addio”, di Han Kang

Un libro visionario, poetico, reale. Ci convoca sulla possibilità di sentire l’altro, dentro di noi. Due protagoniste, vite diverse, che si sfiorano, si toccano, con una profondità misteriosamente vorticosa, ma con una delicatezza sottile, come le piume di un uccellino, come le ali di una fafalla, appena percettibili, senza eccedere. Sentieri tra neve e ghiaccio, scivolosi, anche rischiosi. Si è soli in questi passaggi. Dolorosamente alla ricerca delle proprie origini e del significato individuale della vita. Ma resta la speranza di poter precorrere, con un altro nella nostra mente, questi territori. Un altro che ci aiuti a risalire, se ci troviamo su di un terreno scivoloso, instabili sul bordo di un precipizio. Senza far troppo rumore, ma appoggiandoci, come dei rampini per il ghiaccio, ad una forza interna, dove l’altro è irrinunciabilmente presente. La bufera di neve, che può farci sentire schiacciati, seppelliti, morti senza tempo e senza speranza per pensare ancora, contiene un filo che ci lega all’umano, altro da noi, che abita la nostra mente. Il libro ci permette di pensare a quei legami, rispettosi e silenziosamente partecipi, che accompagnano la nostra vita interna, senza pretese di risposta, ma con la delicata leggerezza di una presenza che resta vitale e calda, nonostante il gelo che possiamo attraversare. Quei legami che dobbiamo custodire, con gelosa attenzione, dentro di noi e che scaldano il cuore dell’esistenza.

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Pensieri dalla lettura “Il libro bianco”, di Han Kang

Questo libro travolge con la crudezza gentile con cui ci avvicina al mistero della vita, della morte. Dolore, perdita, incontro, speranza di sopravvivere, nella mente e nel corpo. L’ autrice, senza risparmiare a se stessa e a noi lettori nessun angolo buio della mente, avvicina all’impenetrabile mistero della fragilità, così drammaticamente irrinunciabile, che vede protagonista ogni essere umano. Come possiamo vivere perdite, solitudini, dolori, così intensi da non poter più respirare?  Nella sublime poesia e nella lieve sonorità delle parole, la scrittrice ci accompagna dentro territori che, via via, prendono forma e appaiono più nitidi, senza perdere il carattere di ombra inestricabile. Una lettura che non possiamo non concederci. Ci spaventerà, ci commuoverà, ci farà sentire liberi. Per ricordarci che siamo umani tra gli umani, imperfetti, spaventati, ma ancora capaci di pensare, di immaginare, di regalare significati. E’ sorprendentemente terrificante essere dentro tutto questo, è una vertigine vitale e mortifera insieme. Ma ancor più spaventoso è non essere in grado di avvicinarci a tutta questa intensità, impedendoci di entrare nel vortice dell’umano. Questa immersione è dolorosamente necessaria. Possiamo riemergerne sentendoci diversi, non più uguali a noi stessi.

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Discussione clinica

Spazi dedicati alla discussione di materiale clinico, per confrontarsi e pensare.

Seminari e convegni

Organizziamo seminari e convegni su temi psicoanalitici, con relatori esperti e qualificati.

Letture guidate

Offriamo letture guidate di testi psicoanalitici, per approfondire la conoscenza dei classici.

Spazi di incontro

Creiamo spazi di incontro per favorire lo scambio e la discussione tra i membri dell'associazione. Proponiamo spazi di incontro per genitori che affrontano specifiche fasi di sviluppo dei loro figli.

“Non dimentichiamo che le piccole emozioni sono i grandi capitani della nostra vita e che obbediamo a loro senza saperlo”. Vincent Van Gogh

 

“Il significato della vita è trovare il tuo dono. Lo scopo della vita è regalarlo”. Pablo Picasso

La nostra sede

 

 

L' Associazione Psicoanalitica Gradiva si trova adiacente a Piazza Bologna, può essere facilmente raggiunta con i mezzi pubblici (autobus 61, 62, 310, 542, 168 e linea della metropolitana B in entrambe le direzioni Laurentina/Rebbibia e Jonio). Vicina alla Stazione Termini  e alla Stazione Tiburtina per i colleghi che arrivano da fuori Roma.

 

 

"La capacità di provare ancora stupore è essenziale nel processo della creatività" D.W. Winnicott

 

"Niente di ciò che abbiamo posseduto nella mente una volta, può andare completamente perduto" Sigmund Freud

 

La nostra storia

 

Partendo dall'impegno di un piccolissimo gruppo di psicoanalisti dell'International Psychoanalytic Association, stiamo crescendo  grazie a una dedizione costante e all'impegno per il miglioramento continuo. Ogni passo ha rafforzato la nostra convinzione fondamentale nel potere della collaborazione e nell'importanza dell'integrità. Siamo appassionati di ciò che facciamo e crediamo che la psicoanalisi sia un bene prezioso, teorico e clinico, che debba essere trasmesso nella cultura attuale.

 

“È nel giocare e soltanto mentre gioca che l’individuo, bambino o adulto, è in grado di essere creativo e di  fare uso dell’intera personalità, ed è solo nell'essere creativo che l’individuo scopre il sé” D.W. Winnicott

 

Chi siamo

L'Associazione Psicoanalitica Gradiva nasce dalla passione per la psicoanalisi e dalla volontà di creare un luogo di incontro e di scambio per tutti coloro che si interessano alla materia. Siamo un'associazione con sede a Roma, aperta a professionisti e appassionati.

Approfondimenti psicoanalitici

Esplora le profondità della mente umana attraverso i nostri seminari, convegni e spazi di discussione. Approfondisci la tua conoscenza della psicoanalisi con l'Associazione Psicoanalitica Gradiva.

 

“Noi profani siamo sempre stati intensamente curiosi di sapere – come il Cardinale che pose ad Ariosto una domanda simile – a quali fonti attinga il suo materiale quello strano essere che è il poeta, e come riesca a fare su di noi una tale impressione e a destare in noi emozioni di cui forse non ci ritenevamo neppure capaci”. Sigmund Freud, Il poeta e la fantasia, 1908

 

“In ogni separazione c’è un’immagine della morte”. George Eliot

“Si rimane colpiti, osservando come il sogno a volte riporti alla luce, in forma del tutto illesa e nella loro freschezza originaria, immagini di località, cose e persone rimaste profondamente sepolte sotto gli strati successivi che il tempo depone sulle nostre prime esperienze infantili”. Sigmund Freud, L’interpretazione dei sogni 1899, (Il materiale onirico. La memoria nel sogno), Opere, Vol. 3

 

“Pensieri onirici e contenuto onirico manifesto stanno davanti a noi come due esposizioni del medesimo contenuto in due lingue diverse, o meglio, il contenuto manifesto ci appare come una traduzione dei pensieri del sogno in un altro modo di espressione, di cui dobbiamo imparare a conoscere segni e regole sintattiche, confrontando l’originale con la traduzione. Noti questi, i pensieri del sogno ci riescono senz’altro comprensibili. Il contenuto del sogno è dato per così dire in una scrittura geroglifica, i cui segni vanno tradotti uno per uno nella lingua dei pensieri del sogno. Si cadrebbe evidentemente in errore, se si volesse leggere questi segni secondo il loro valore di immagini, anziché secondo la loro relazione simbolica”. Sigmund Freud, L’interpretazione dei sogni 1899, (Il lavoro onirico), Opere, Vol. 3

"Ho trovato nell'Associazione Gradiva un ambiente stimolante e accogliente, dove poter approfondire le mie conoscenze psicoanalitiche."

Laura Rossi

"I seminari organizzati dall'associazione sono sempre di altissimo livello e offrono spunti di riflessione molto interessanti."

Marco Giuliani

"Consiglio vivamente l'Associazione Gradiva a chiunque voglia avvicinarsi al mondo della psicoanalisi o approfondire le proprie conoscenze."

Anna De Luca

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